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Come mantenere la casa fresca d’estate senza condizionatore

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Quando ci troviamo a fronteggiare il caldo soffocante della stagione estiva tutti i buoni principi di risparmio economico ed energetico rischiano di venire meno. La tentazione di acquistare immediatamente un condizionatore è davvero forte.

Rinfrescare la propria casa in modo naturale è però possibile e crea condizioni meno traumatiche per il nostro organismo.

E’ possibile utilizzare un ventilatore, che al contrario di quanto possa sembrare non rinfresca l’aria, ma rinfresca noi grazie all’evaporazione del sudore dalla nostra pelle.Consuma 15 volte meno rispetto ad un normale condizionatore, ma se si vuole rinunciare completamente alla tecnologia bisogna seguire alcune regole.

Come Fare 

Come prima cosa è essenziale tenere quanto più chiuse possibili, durante le ore più calde della giornata, tapparellefinestre e porte che danno all’esterno. Nelle prime ore del mattino e alla sera invece, aprirle permetterà ricambio d’aria e l’entrata di aria fresca in casa.

Per proteggere porte e finestre, specialmente dal lato della casa più esposto al sole possono essere utili delle tende da esterno o, se si ha un giardino o un terrazzo, una funzione importante possono svolgere alberi. Utili in questo senso anche piante come ad esempio i rampicanti, che allo stesso tempo contribuiscono a creare anche all’esterno delle zone di ombra in cui poter trovare sollievo dalla calura.

Le attività domestiche che producono calore e vapore vanno evitate, almeno durante le ore centrali. Meglio consumare cibi freschi e crudi, che idratano di più e danno una sensazione di maggiore freschezza. Da evitare l’accensione di forno o fornelli, che può aumentare la temperatura interna dell’abitazione di qualche grado.

Altre fonti di calore interno che vanno evitate sono le luci, soprattutto se le lampadine sono a incandescenza. Meglio quindi passare a quelle a basso consumo o ancora meglio a quelle a LED, da usare comunque per il più breve tempo possibile.

Chi ha piani sotterranei come la taverna è avvantaggiato, in quando l’aria calda tende sempre a salire. Anche nelle giornate più afose sarà quindi possibile trovare un po’ di sollievo ed è comunque preferibile sempre rimanere ai piani più bassi.

materiali all’esterno della casa vanno scelti con cura: cemento, roccia o mattoni esposti al sole mantengono il calore per lungo tempo e a contatto con le mura di casa sono poi in grado di trasmettere all’interno tutto il calore assorbito dall’esterno. Sarà quindi ancora più difficile raffrescare l’aria.

Un intervento permanente e risolutivo può essere la coibentazione dell’edificio: l’isolamento del tetto e delle pareti più esposte può fare veramente la differenza e anche per quest’anno si può usufruire del 65% di detrazione fiscale in quanto lavori di efficientamento energetico.

Per chi deve costruire può essere valutata l’opzione dell’impianto radiale a pavimento. Una serie di tubi in gomma posti sotto il pavimento, che in inverno riscaldano dando un buon confort, oltre a un grande risparmio energetico, e che può prevedere all’interno dei tubi il passaggio di acqua fredda in estate con il relativo raffrescamento dell’ambiente.

 

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Studentessa trasforma i vecchi vestiti in mattoni termoisolanti – FabbRick

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Si chiama Clarisse Merle, studia architettura e moda ma ha a cuore l’ambiente. Ed è così che le è venuta l’idea di trasformare i vecchi abiti in speciali mattoni sostenibili, capaci di garantire isolamento termico e acustico. Si chiamano FabBRICK e promettono di far riflettere la velocissima industria della moda.

L’idea di Clarisse e dei suoi FabBRICK nasce da un concetto relativamente recente, quello della Slow Fashion, della moda lenta, che si oppone a Fast Fashion  (moda veloce), che si basa sul rinnovo frequente degli abiti, praticamente a ogni cambio di stagione. Lo Slow Fashion inoltre punta a dare priorità alla moda locale, creando un rapporto più duraturo tra il marchio e i consumatori, oltre a favorire una consapevolezza socio-ambientale.  È un tentativo di sensibilizzare l’industria della moda.

Come nasce FabBRICK

Mentre studiava architettura, Clarisse Merlet, fondatrice di FabBRICK, aveva notato che il settore delle costruzioni era molto inquinante e altrettanto energivoro. Decise quindi di trovare un’alternativa che permettesse di costruire in modo diverso e in particolare con l’utilizzo di rifiuti come bottiglie, plastica, scatole di cartone o bicchieri.
Successivamente, Clarisse si rese conto che i tessuti, anch’essi inquinanti – dalla produzione allo smaltimento -, venivano riciclati molto poco, nonostante le loro proprietà interessanti per la costruzione. Basti pensare che il cotone è considerato un ottimo isolante.

Così ha avuto l’idea di dare nuova vita agli abiti scartati trasformandoli in una materia prima innovativa. Sulla base delle caratteristiche dei tessuti di recupero, ha progettato un materiale da costruzione ecologico, di design, sia isolante termico che acustico: FabBRICK

“l’anello di congiunzione virtuoso tra questi due settori dell’edilizia e del tessile” dice Clarisse,

Tale creazione è stata testata e offre la sicurezza di un mattone convenzionale. Il video che segue sotto mostra il processo di trasformazione dei vestiti in mattoni.

 

 

fonti di riferimento: Greenme, Fabbrick.

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Alessandro Gassmann: “Siamo davvero convinti di voler distruggere l’unica casa che abbiamo?”

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Articolo tratto da WiseSociety.it

Ambientalista convinto, fra i green influencer più seguiti in Italia, attore e regista tra i più amati nel nostro Paese, impegnato su molti fronti, diritti civili compresi, spesso anche con prese di posizione “scomode” in grado di fare rumore. Alessandro Gassmann, on air con svariati progetti in tv e sul grande schermo (fra tutti, Non odiare di Mauro Mancini, con cui è candidato come migliore attore protagonista ai Nastri d’Argento, Il silenzio grande, Ritorno al crimine e Pataffio, sempre per il cinema, e Un professore e I bastardi di Pizzofalcone per la tv) ne è convinto: possiamo invertire la rotta. Sul fronte ambiente, perché il pianeta non può più aspettare, ma anche politica e corruzione, per dare un presente e soprattutto un futuro ai nostri giovani.

Alessandro Gassmann

Foto: Riccardo Ghilardi.

Anche quest’anno la Giornata mondiale dell’ambiente pone la questione sull’urgenza, ormai non più procastinabile, di passare dalle parole ai fatti, perché il pianeta non può proprio più aspettare. Cosa possiamo fare, ognuno nel suo piccolo?

Possiamo fare tanto, semplicemente perchè siamo tanti. Se ognuno facesse un gesto anche microscopico, come per esempio raccogliere le sigarette da terra, che inquinano, intasano tombini e arrivano fino al mare, potremmo ottenere risultati importanti. È un po’ su questa convinzione che è nato “Green Heroes”, grazie all’incontro qualche anno fa con Annalisa Corrado, scienziata ed ex eurodeputata, che mi ha introdotto al Kyoto Club, che promuove la transizione ecologica della società. Gli imprenditori che investono nell’economia sostenibile, i cittadini che difendono l’ambiente sono tanti e bisogna far conoscere le loro storie e il loro impegno, perchè è un modo per promuovere fra la gente, a tutti i livelli, una nuova cultura, per far capire alle persone che non si può ormai più prescindere dalla cura dell’ambiente e dall’attenzione ai cambiamenti climatici. Non possiamo più aspettare e dobbiamo cercare di recuperare i danni che abbiamo fatto al pianeta!

Ci rimane poco tempo ormai per invertire una rotta che altrimenti non sarà più possibile invertire. Quale la cosa più urgente da fare?

Premere, uniti, sui governi perché dichiarino finalmente in modo netto e definitivo che la difesa dell’ambiente è una questione centrale e tutto il resto ne è conseguenza perché non abbiamo un altro pianeta e, se continuiamo a distruggerlo, distruggeremo noi stessi.Bisogna innanzitutto rispettare gli accordi di Kyoto sul riscaldamento globale: alcuni paesi si sono allineati in modo netto, penso per esempio ai paesi scandinavi, alla Danimarca che entro il 2030 sarà autonoma dal punto di vista energetico, altri, come l’Italia, meno, sebbene abbiamo molte storie ed esperienze all’avanguardia, che è ciò a cui cerchiamo di dare visibilità tramite Green Heroes.

Cosa ne pensa del Piano nazionale di ripresa e resilienza del Governo?

L’incipit, i propositi, sono stati molto buoni ma, man mano che si esplicitano i sistemi con cui attuarli, beh, diciamo che non è proprio quello che mi aspettavo. D’altronde se la più grande multinazionale che abbiamo in Italia, l’Eni, continua a riservare un’ampia parte del suo business ai combustibili fossili, tanto per fare un esempio, vuol dire che qualcosa non funziona ed è un qualcosa che va contro il futuro dei nostri figli. Questo è solo un esempio ovviamente per dire che da Eni come dal Governo mi aspetterei, vista la situazione, qualcosa di più coraggioso e lungimirante. Capisco che i combustibili fossili, il petrolio, rappresentano la base su cui abbiamo fondato tutto il nostro sistema finora e che è difficile invertire la marcia, ma non possiamo più veramente permetterci di riscaldare ulteriormente il pianeta. E lo dice uno che è pluricolpevole, perché ha da sempre contribuito a riscaldarlo utilizzando per esempio la macchina a benzina o il gas per riscaldare la propria casa, ma spero davvero che in futuro le cose possano cambiare e che anche l’Europa possa spingere l’Italia a rafforzare misure e iniziative che ad oggi nel PNRR mi sembrano piuttosto deboli. Perché, ripeto, ne va del futuro dei nostri ragazzi.

Beh, è noto, che questo non è un Paese per giovani…

Assolutamente sì, purtroppo. Abbiamo fra le più alte percentuali di disoccupazione giovanile e c’è una ereditarietà delle poltrone a volte imbarazzante. In Italia chi nasce povero ha pochissime possibilità di morire ricco perché l’ascesa sociale è praticamente bloccata. I nostri ragazzi sono fortissimi, in gamba, bisogna dargli spazio, fare due, tre passi indietro noi più anziani, e lasciarli lavorare. Sono tecnologici, veloci, sorprendenti e anche molto sfortunati perché a 18 anni si trovano a vivere in un momento storico in cui la visione del futuro non li aiuta. Io ho avuto la fortuna di vivere i miei 18 anni negli anni ’80, dove tutto sembrava possibile: una bella differenza!

I nostri giovani vanno, quindi, aiutati e sostenuti, hanno grandi capacità e sono molto informati. Con i mezzi che hanno a disposizione oggi ed essendo nativi digitali hanno una velocità nell’informarsi e una capacità di accesso a una tale vastitià di dati e informazioni che è davvero incredibile. Sono quindi molto piu forti di noialtri. È una guerra generazionalesempre più evidente che ho avuto modo di toccare con mano ancora di più nella serie tv Un professore (in cui interpreta un docente che utilizza la filosofia come strumento per aiutare i suoi studenti a risolvere i loro problemi quotidiani, ndr), tramite la quale sono venuto in contatto con molti ragazzi. Lo dimostra il fatto che il simbolo di questa lotta generazionale è Greta Thunberg, una ragazzina che quando ha iniziato la sua battaglia aveva 16 anni! Ammiro molto i nostri ragazzi e, nel mio piccolo, li aiuto se posso, e non solo mio figlio, che ha 22 anni.

alessandro gassmann

Alessandro Gassmann è candidato come migliore attore protagonista ai Nastri d’Argento con il film “Non odiare” di Mauro Mancini, uno spaccato sulla società dell’odio che corre anche attraverso i social media, ma anche sul perdono e l’accettazione della diversità tramite il dialogo.

Come Paese siamo indietro anche sul fronte dei diritti civili. Lo dimostrano tutte le polemiche sollevate dal disegno di legge Zan.

Credo innanzitutto sia incredibile che nel 2021 ci sia ancora la necessità di fare una legge per proteggere le persone e le diversità. Le violenze contro donne, omosessuali, stranieri sono all’ordine del giorno e ovviamente non sono tollerabili. Per le persone violente, che più che persone sono “uomini della pietra”, penso ci sia bisogno di regole molto dure perché bisogna avere rispetto per gli altri, per chi non la pensa come noi, perché ognuno è libero di essere se stesso e ognuno deve vedersi riconosciuti i propri diritti, che sia lo Ius soli, per il quale io sono pienamente d’accordo, sia che si tratti di tutto ciò che salvaguardia la dignità umana. Oggi forse c’è anche bisogno di riscoprire un po’ il peso delle parole.

Faccio un esempio: sento sempre più spesso le persone e i giovani, lo vedo anche con mio figlio, dire “ti voglio bene”, subito, anche quando ci si è appena conosciuti. Ma per voler bene veramente a qualcuno non dovresti prima conoscere a fondo una persona? Come puoi dirgli ti voglio bene se a malapena la conosci? Oggi si punta esageratamente sull’immagine e poco sui contenuti, così, anche a livello politico, spesso si vota basandosi sulle foto carine che uno mette sui social e non in base alle idee e ai programmi effettivi!

Il discorso della violenza è indicativo anche di una certa rabbia e di un certo odio sempre più dilaganti nel Paese, un tema che peraltro viene sviscerato nel film Non odiare di Mauro Mancini, con cui lei candidato come migliore attore protagonista ai Nastri d’Argento…

Il tema dell’odio, che circonda la nostra società e che ha portato in passato a cose orribili – pensiamo soltanto al nazifascismo e alla Shoah – non va sottovalutato, a maggior ragione in un mondo come il nostro che attraverso la Rete offre luoghi protetti in cui si può insultare e aizzare le persone senza nessun rischio di essere colpiti. Perché proprio dalla Rete questo odio piano piano si sta riversando nella vita di tutti i giorni. Chi insulta o minaccia le persone sui social, dietro un pc o un telefono, scatena reazioni che in questo Paese possono essere molto pericolose. Nel film si parla di tutto ciò, ma anche di perdono, di comprensione fra persone che la pensano in modo opposto, della necessità di recuperare un approccio più umano, smettendo di urlare e cercando invece di capire meglio l’altro, il diverso da me, per trovare insieme soluzioni ai problemi. La pandemia ci ha allontananti e dobbiamo riavvicinarci l’uno all’altro con un’attenzione e un rispetto maggiori rispetto a prima.

La pandemia ha acuito questo processo in atto secondo lei? Abbiamo forse perso l’opportunità di fermarci e rivedere un po’ le nostre vite e il sistema socio-economico che abbiamo portato avanti negli ultimi decenni?

Sicuramente ha acuito certi processi già in atto e non ci ha insegnato quello che mi auguravo ci insegnasse. Per esempio la riscoperta di un maggiore senso della comunità e del rispetto della cosa comune, su cui l’Italia è un po’ indietro rispetto ad altri paesi. D’altronde dopo oltre 126mila morti c’è ancora gente che se ne frega, c’è gente che ha lucrato su mascherine e altre cose fondamentali per combattere il virus. Purtroppo il problema centrale dell’Italia, e con la pandemia l’abbiamo capito ancora di più, è la corruzione, che è capillarmente presente nel nostro Paese, in tutti i campi e a tutti i livelli.

Come se ne esce?

Con la partecipazione. Non bisogna arrendersi e le persone oneste devono unirsi e spingere verso il cambiamento, rimboccandosi le maniche e rimettendo in campo le nostre qualità migliori, quelle che hanno animato gli italiani alla fine di periodi di grande difficoltà come il Ventennio fascista o il Dopoguerra, perché il nostro popolo, è noto, tira fuori il meglio di sé solo quando è sull’orlo del baratro e non ha più alternative. Forse a questo punto viene da pensare che l’unica soluzione sarebbe un tracollo verticale, perché evidentemente non siamo ancora stati messi abbastanza alla prova e quello della pandemia che stiamo vivendo non è ancora sufficiente per un salto di qualità di questo genere!

Una società saggia da dove dovrebbe ripartire?

Dall’attenzione ai più deboli e dalla scuola, fondamentale in una società. E poi dalla ricerca e dalla presa di coscienza, che deve essere però netta e deve tradursi in azioni concrete a livello individuale come di decisioni strategiche prese dalla politica, che i cambiamenti climatici, se non li risolveremo nel poco tempo che ci è rimasto per invertire la rotta, rappresenteranno l’unico problema che avremo e non ci sarà spazio per tutto il resto. Ci conviene pertanto impegnarci sul serio e in modo netto a questo problema il prima possibile perché siamo già tremendamente in ritardo.

Per di più, e su questo bisogna attuare un salto di qualità a livello culturale, bisogna capire che occuparsi del clima e dell’ambiente, oltre a salvaguardare il pianeta, la nostra unica casa, e garantire un futuro ai nostri figli, è anche molto redditizio. Il cambiamento in chiave ecosostenibile può, infatti, portare molti posti di lavoro e per chi fa impresa la sostenibilità rappresenta una grande possibilità, anche perché chi non si adegua oggi a questo nuovo tipo di approccio si troverà sul mercato in ritardo rispetto a chi avrà invece avviato per tempo un percorso in tal senso.

Vincenzo Petraglia 

per Gentile concessione di WiseSociety

cambiamento climatico

Giornata dell’ambiente 2021

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Il 5 giugno si celebra in tutto il mondo la Giornata dell’Ambiente.

La ricorrenza è stata istituita dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1972, per ricordare la  Conferenza sull’Ambiente che si è svolta a Stoccolma dal 5 a 16 giugno 1972, momento importante che pose le basi dell’ambientalismo (istituzionale) moderno.

Durante la Conferenza di Stoccolma venne delineato il Programma Ambiente delle Nazioni Unite, universalmente conosciuto come Unep agenzia specializzata dell’Onu con sede a Nairobi, in Kenya.

A questa importante celebrazione, ad oggi, aderiscono oltre 100 Paesi del mondo, tra cui l’Italia.

La Giornata mondiale dell’ambiente nasce, quindi, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica alla salvaguardia della natura e di tutte le specie vegetali e animali che la abitano. È un’occasione preziosa per ricordarci che ognuno di noi può fare qualcosa per essere parte del cambiamento di cui il pianeta ha bisogno, oggi più che mai

Per i governi e le istituzioni la giornata diventa una chance per capire come investire (anche dal punto di vista economico) in processi volti alla guarigione dell’ambiente, magari puntando sulla transizione energetica.

“Ripristino degli Ecosistemi”: il tema del 2021 

Il tema individuato per quest’anno è il “Ripristino degli Ecosistemi”, con l’obiettivo di prevenire, fermare e invertire i danni inflitti agli ecosistemi della Terra, cercando dunque di passare dallo sfruttamento della natura alla sua guarigione.

Proprio il 5 giugno verrà inaugurato il Decennio delle Nazioni Unite per il Ripristino dell’Ecosistema, introdotto con la missione globale di far rivivere miliardi di ettari, dalle foreste ai terreni agricoli, dalla cima delle montagne alle profondità del mare.

L’ambiente soffre a causa delle azioni dell’uomo sulla natura: come si legge sul sito dell’iniziativa, le foreste della Terra sono in serio pericolo, tanto che ogni 3 secondi perdiamo una superficie di foresta pari a un campo da calcio; abbiamo già perso il 50% delle barriere coralline presenti sul Pianeta e se non si inverte la rotta, entro il 2050 questo ecosistema fondamentale per la vita di mari e oceani sarà sull’orlo dell’estinzione.

La Giornata Mondiale dell’Ambiente si pone l’obiettivo di invertire la rotta in 10 anni: da un modello economico basato sullo sfruttamento della natura bisogna passare a un paradigma basato sulla salvaguardia della stessa. La missione è globale e coinvolge ognuno di noi.

 

In vista della Giornata dell’Ambiente, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) ha messo a disposizione due preziosi strumenti:

  • la Guida pratica della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2021, che rivolge a tutti coloro interessati al ripristino degli ecosistemi, offrendo spunti di riflessione, percorsi e consigli per agire subito a favore del Pianeta. La guida elenca una serie di azioni che possono esser messe in atto fin da subito per rallentare e fermare il degrado degli ecosistemi e favorire il loro pieno recupero
  • Una pagina web costantemente aggiornata per consultare ultime iniziative che riguardano la Giornata Mondiale dell’Ambiente

 

 

 

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inquinamento

Arredamento: perché puntare su materiali naturali

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Per l’arredamento della casa non c’è niente di meglio che puntare a scelte e materiali naturali: non è un vezzo, ma un modo per ricreare condizioni per assicurare comfort e benessere domestico. Alla cura della casa, infatti, si lega la cura verso chi la abita.
La cura domestica passa innanzitutto dalla necessità di elevare la qualità dell’aria interna ecco perché scegliere un arredamento naturale può essere una valida strategia.

L’inquinamento indoor oggi è responsabile del 2,7% del carico globale di malattia nel mondo, ricorda il Ministero della Salute riportando dati dell’Organizzazione mondiale della sanità. In Europa esso è causa del 4,6% delle morti per infezioni respiratorie acute nei bambini fino ai 4 anni di età. “Tra le patologie correlate agli edifici, le malattie allergiche respiratorie hanno un grande rilievo per il loro impatto sulla salute e la loro incidenza sta aumentando in tutta Europa”, segnala lo stesso dicastero.

A tutto questo è possibile porre rimedio, mettendo in pratica alcuni accorgimenti.

Le pitture ecologiche

Il primo punto da cui partire per un arredamento della casa più naturale possibile riguarda l’involucro. È dai muri, innanzitutto, che si possono mettere le basi per elevare la salute della propria abitazione: per evitare la proliferazione di muffe e batteri e migliorare la qualità dell’aria è bene scegliere di impiegare pitture naturali. Per essere tali, esse non devono rilasciare all’interno degli ambienti sostanze volatili senza alterare la qualità dell’aria, non determinando quindi inquinamento indoor.

Tali pitture si distinguono per essere a base calce o silicati, di derivazione minerale e se sono colorate deve essere esclusivamente con pigmenti naturali. Sulla confezione deve essere riportata l’indicazione del quantitativo di VOC – Composti organici volatili che deve essere non superiore a 30 grammi / litro, ovvero in quantitativi minimi.

Arredamento naturale: mobili in legno ecologico

Il legno è un materiale utilizzato dall’uomo fin dalle sue origini. Oltre che per l’edilizia, il legno è altrettanto utile anche per gli arredi naturali. “Il legno naturale non si carica elettrostaticamente, assorbe l’umidità in eccesso la dona quando è in difetto e purifica l’ambiente”, ricorda il bio falegname Oliviero Tomasoni, titolare della Bottega del Legnosegnalando che le caratteristiche basilari nella produzione di mobili e arredi biologici occorre privilegiare il legno massello (non truciolare o compensato) in quanto privo di formaldeide. L’unico trattamento è sempre con sostanze naturali come cera d’api o con oli specifici.

L’importanza di biofilia e feng shui

La cura della casa passa anche dall’attuazione di concezioni e discipline antiche e moderne che guardano al benessere dell’individuo anche all’interno della propria casa. Parliamo di biofilia e Feng Shui.

La biofilia

La biofilia si basa su un’ipotesi scientifica al cui centro c’è l’idea che l’uomo abbia un’innata tendenza a cercare connessioni con la natura. Il termine deriva da due parole greche e si traduce con “l’amore per gli esseri viventi”. Secondo il biologo americano Edward O. Wilson, che spiegò il concetto nella propria opera Biophilia (1984). Il principio fondamentale della biofilia è collegare l’uomo con la natura e, di conseguenza, migliorare il benessere, passando anche dal contesto domestico.

Considerando che oggi, la maggior parte delle persone passa buona parte della propria vita al chiuso e per lo più tra le mura di casa, è divenuto sempre più evidente quanto sia importanteportare la natura all’interno delle abitazioni. Come riuscire a farlo? Intanto, sfruttando al meglio la luce naturale; poi è possibile aggiungere del verde sotto forma di piante.
Alcune, tra l’altro, hanno spiccate virtù di purificazione dell’aria indoor: pensiamo a pothos, ficus benjamin, edera. Oltre ad aggiungere elementi naturali, è possibile puntare a utilizzare colori e motivi che si rifanno alla natura: blu (rilassante), verde (rinvigorente), giallo (vitalità).

Il Feng Shui

Molto più antico è il Feng Shui disciplina cinese che studia e indaga il rapporto tra individuo e ambiente, naturale o artificiale, in modo da trovarne il massimo beneficio.
L’attenzione nel feng-shui a molti dettagli è davvero ampia: a partire dalle indicazioni per l’ingresso della casa (il più possibile luminoso e ordinato) e all’attenzione anche in questo caso alla luce naturale. Ci sono alcuni accorgimenti che possono essere ripresi da questa disciplina e che passano innanzitutto dalla necessità di organizzare gli ambienti in modo da creare armonia al suo interno e anche con il contesto esterno.

 

articolo tratto tra www.wisesociety.it